Profil von EisabettaoO°ωєℓ¢σмє тσ му ¢яαzу ω...FotosBlogGästebuchMehr Extras Hilfe

Blog


    17 Juli

    questa è una piccola storia inventata da me...

     
     
     

     

    [°°°L’ultima lacrima°°°]

     

     

     

     

     

    Schifoso. Ecco cos’è. Uno schifoso giorno d’inverno.

    I miei genitori non fanno che litigare da più di un mese, ma tanto…non sanno fare altro.

    Sono costretta ad uscire di casa se non voglio perdere la testa e mandargli a quel paese. Ormai sono diventata così…una stronza.

    Non capisco perché non divorziano… Che aspettano ancora, un invito scritto?

    Quando finalmente divorzieranno io potrò andare ad abitare da mia zia. La mia cara e dolce zietta Mirielle. Non c’è minuto nella mia vita che non mi chieda se sia lei la mia vera madre.

    Intanto mi allontanavo sempre di più da quella casa fastidiosa, finchè non diventò un minuscolo puntino all’orizzonte. Davanti a me non vedevo altro che neve. Ho sempre odiato l’inverno e lo odierò per sempre.

    Anche se faceva molto freddo, al parco c’erano molti bambini. Più di quelli che mi sarei aspettata di vedere. Assorta in questo mio pensiero non mi accorsi che di fianco a me c’era un ragazzo; un bel ragazzo. Sopra ai jeans aveva una giacca marrone  e una sciarpa bianca: niente berretto. Senza quello si potevano vedere i suoi capelli. Castani. Chiarissimi. E gli occhi di un marrone intenso. Lo guardai per così tanto tempo che si girò verso di me. Mi sorrise. Molto dolcemente. Poi si alzò e se ne andò. Avrei dato qualunque cosa per rivederlo…qualunque cosa.

     

     

    Il giorno dopo le cose non migliorarono affatto. I miei genitori adesso stavano urlando. Me ne andai senza dire nulla. Non li consideravo più miei genitori da un po’.

    Arrivata a scuola mi sistemai nel mio banco, e lì successe il miracolo.

    LUI. Era lui! Mi sarebbe stato impossibile non riconoscerlo. Mi sorrise di nuovo e si presentò alla classe. Scoprì il suo nome. Marck Spenser. Marck Spenser… Nella mia testa non facevo altro che ripetermi quel nome. Si sedette nel’unico posto libero rimasto, lontano da me. Volevo che la giornata finisse presto, ma più pensavo a questo, più il tempo non passava.

    Dopo un’attesa infinita suonò la campanella dell’intervallo e tutti si dirigero nel giardino innevato dietro la scuola. Evitando le palle di neve che volavano nell’aria mi avvicinai a quel misterioso ragazzo. Era girato dall’altra parte e potevo vedere solo la sua schiena. Improvvisamente parlò con una voce angelica.

    -Sei la ragazza che ho incontrato ieri, vero?-.

    Sobbalzai. Come faceva a riconoscermi? –Ti ho riconosciuta dagli occhi-. Fece una breve pausa. -Ora sai il mio nome. Vorrei sapere il tuo…- Non riuscivo a controllarmi. Il cuore batteva a mille, mentre nella mia testa non facevo altro che ripetere il suo nome.

    Infine, con tutta la mia forza di volontà dissi: - Annie…Annie Emberth.-

    -         Annie Emberth, eh? Annie Emberth…mi piace- disse e poi si voltò verso di me, sorridendo: -Davvero un bel nome-. Mi salvò la campanella. Dovevamo rientrare tutti in classe. Da quel momento in poi pensai soltanto al suo viso sorridente.

     

     

    Durante la lezione di fisica ricevetti un bigliettino. Il messaggio era di poche parole:

    VOGLIO VEDERTI DOPO LA SCUOLA AL PARCO. Sorridevo.

    Aspetta un secondo! Perché sono così emozionata? Non è che forse io…

    NO! Non è possibile! Io sono una stronza! Non potrei mai provare un sentimento come l’amore! E’ assurdo! Vorrà solo saperne di più sulla scuola! E’ nuovo e di certo vorrà solo avere informazioni da me, che sono stata la prima che ha conosciuto!

    Sicuro…Di certo è così…

    Avevo pensato per tutta l’ora. E la campanella suonò di nuovo.

    Mentre camminavo mi accorsi che la neve si era un po’ sciolta dal giorno prima. Tanto meglio. Almeno questo palloso inverno stava per finire.

    In lontananza vidi una figura. Non poteva essere che lui. Ne ero felice.

    Ci sedemmo in una panchina spazzando via la neve sopra di essa.

    Nessuno dei due parlava. Restammo per un po’ senza dire niente, finchè non fu lui a parlare: -Hai freddo?-

    -         No…Tu?-

    -         No…- . Un’altra pausa infinita.

    -         Allora…perché volevi vedermi?- Parlò spontaneamente.

    -         Perché voglio sapere tutto su di te. Qualunque cosa. E’ da ieri che non faccio altro che pensarti, quindi arrivo subito al sodo: vuoi stare con me?-

    Restai in silenzio, impietrita. Cosa dovevo fare? Non posso rispondergli di sì. Non so nulla di lui! Idea: me ne vado a casa correndo e poi mi trasferisco in un’altra scuola! Geniale! Ma di scappare non se ne parlava. Senza che io me ne accorgessi mi aveva immobilizzato e adesso mi stava stringendo a sé. Potevo sentire tutto…Il suo respiro, il suo calore, il suo cuore…Oh, mamma. NON SENTO IL SUO CUORE! Eppure deve avercelo! Altrimenti non potrebbe vivere! Mi sposto da tutte le parti ma non sento un cavolo!

    -         L-lasciami!-

    -         No. Finchè non mi risponderai non ti lascierò.- Oh, fantastico! Aspetta pure quanto vuoi perché te la scordi la mia risposta!

    -         Mai!- . Con tutta la mia forza lo spinsi in là a scappai. Non avevo il coraggio di guardare in dietro. Dopo un po’ mi fermai a riprendere fiato quando due braccia mi presero da dietro per la vita. Una voce mi sussurrò all’orecchio: - Te ne sei andata senza avermi risposto...Per favore non essere agitata, stai respirando a fatica-. Era vero. Per quanto facesse freddo io stavo sudando. Mi strinse ancora più forte.

    -         Io ho una malattia e presto morirò. Voglio passare gli ultimi istanti della mia esistenza con te-.

    -         M-ma se ci siamo conosciuti solo ieri…-

    -         No. Io ti vedevo ogni giorno mentre andavi a scuola o facevi le tue passeggiate pomeridiane. L’unica cosa che non ho ancora visto su di te è un sorriso-. Mi girò dalla sua parte: -Annie, io ti amo. Prima di morire vorrei vederti sorridere e non con quella tua faccia triste o con quegli occhi arrossati che vogliono dire che hai appena pianto!- Wow…sa proprio tutto di me. Forse anche troppo.

    -         Annie, ti prego…So che tu provi gli stessi sentimenti! Te lo sto chiedendo per favore-. Mi disse. Chiusi gli occhi e riflettei. Quando gli riaprii mi prese la testa tra le mani e mi baciò delicatamente. Quel bacio era dolce e potente allo stesso tempo. Restammo così per un’infinità di tempo, quando lui mi lasciò e mi abbracciò fortemente. Anch’io ricambiai l’abbraccio. Era un modo per dire di “sì” alla sua dichiarazione. E credo che lui lo abbia capito, perché lo sentii sorridere.

     

     

    -         Annie ho saputo dei tuoi genitori…mi dispiace-

    -         Non c’è bisogno di dispiacersi. Aspetto il loro divorzio-

    -         Capisco…Non vuoi aiutarli, invece?-

    -         E in che modo?-

    -         Non so…Per esempio potresti dirgli che tu non vuoi che si lascino-

    -         Ma io voglio che si lascino! Non fanno che litigare e trascurarmi!-

    -         Così però non risolvi un bel niente. Credi davvero che tua zia Mirielle sarebbe disposta a mantenerti? So che è una ricercatrice famosa e gira il mondo senza mai fermarsi. Come farai a sopportare tutto questo?-

    -         Io…non so…Ma devo farcela!- dissi. Lui sospirò. Neanche io ero convinta di quello che dissi. Si alzo dalla panchina su cui ci eravamo seduti.

    -         Io ti consiglio di parlargli. Visto…che almeno tu hai dei genitori-. Come sarebbe a dire?! Vuoi forse farmi credere che tu…Ah…ho capito. Non hai genitori.

    -         Annie, io ti aspetterò qui finchè non parlerai ai tuoi genitori-.

     

     

    Da quando tornai a casa non feci altro che pensare a lui e alle sue parole. Volevo fare quello che mi aveva detto di fare: parlai con i miei genitori. Ci sedemmo in cucina. Ci avrei scommesso. Loro due si sedettero lontani, io dall’altra parte del tavolo. Dopo qualche minuto iniziai a parlare.

         -   Mamma…Papà…Se devo essere sincera, io sono stanca. Stanca dei vostri litigi,                                                                  

              stanca di questa casa e stanca di voi due. Sinceramente, non capisco perché non                               

              divorziate- nessuno parlò. Guardavano dall’altra parte. Sentii qualcuno bisbigliare qualcosa.

    -         Tu esci con un’altra donna…- era mamma.

    -         Io non esco con nessuna donna!!- papà urlò.

    -         Oh, invece sì! Credi davvero di passarla liscia?-

    Si alzarono tutti e due. E ricominciarono ad urlare.

    Era come se non ci fossi. Stavo cercando di migliorare le cose, ma alla fine le ho solo peggiorate. Senza volerlo stavo ascoltando la litigata.

    -         Guarda che non ci casco! Me l’ha detto la signora Laws che hai baciato una donna nel tuo ufficio!

    -         Cosa…? Chi…? La signora Laws?-

    -         Esatto!-

    -         Adesso è tutto chiaro…-

    -         Come…?- odio quando fanno così.

    -         Una volta io e lei dovevamo consegnare un nostro progetto al direttore generale della nostra azienda, lui scelse il mio e la signora Laws da allora prova un odio profondo verso di me. Dev’essere per questo che ti ha detto quella cosa: si voleva vendicare!- io e mamma  lo guardammo a bocca aperta che tra poco toccava il pavimento.

    -         Vuol dire che…Oh, tesoro mi dispiace!- mamma gli si butto letteralmente addosso e si baciarono. Che schifo! Odio quando fanno così! Poi mamma guardò verso di me.

    -         Oh! Tesoro…Che ci fai qui?- ma secondo te che cosa ci faccio qui?!?!

    -         Indovina!- dico

    -         Ci dispiace…Scusaci, se puoi.- disse papà. Rimasi qualche secondo in silenzio e poi...

    -         …Forse!- lo dissi sorridendo.

    Vennero ad abbracciarmi. Questo sì che è un lieto fine! Se non avessi ascoltato Marck a quest’ora litigherebbero ancora. MARCK! Giusto! Devo andare a ringraziarlo! Mi sciolgo dall’abbraccio e vado via di casa senza mettermi neanche il cappotto. Stavo piangendo lacrime di gioia ma sapevo che mi stava aspettando su quella panchina da un’ora e dovevo fare in fretta.

     Però in lontananza vidi delle luci rosse. Allora mi misi a correre più velocemente ma quando arrivai capii cosa era successo. Era arrivata un’ambulanza che stava portando via Marck. E’ vero. Lui era malato e aveva detto che stava per morire.

    No…No. No! NO! Non lo permetterò mai!

    Non faccio in tempo a salire sull’ambulanza che sta per mettersi in moto. Rimango lì. Ferma e immobile. Improvvisamente le luci della macchina si spengono e tutti in torno ad essa si fermano. E si tolgono i cappelli. Questo vuole dire una sola cosa: il paziente è deceduto. Le mie lacrime diventano lacrime di odio, di tristezza, di angoscia. E’ morto e non l’ho neanche ringraziato. Tutti dicono che chi muore va in un posto migliore. Io spero solo che Marck abbia trovato la pace. Alzo gli occhi al cielo e vedo ancora il suo viso sorridente. Lui mi ha aiutata ed è per questo che devo essere felice per lui. Ora ho capito. Ecco perché non gli batteva il cuore. Lui è un dono dal cielo. Dio mi ha mandato un angelo in versione umana che mi ha fatto capire cosa significhi amare, quel sentimento sconosciuto e difficile da domare. Come voleva Marck, smetto di piangere una volta per tutte e sorrido al cielo.

    Non te l’ho mai detto con le parole, però devi sapere una cosa…

     

    -MARCK SPENSER, IO TI AMO!!-

     

     

     

    The End

     
     
     
    Bene. La mia prima storia ed è finita da schifo! Che ci volete fare...Sono ancora una principiante!
    Per questo intervento non mi aspetto che commentiate. Bensì che capiate  il significato di quest'avvenimento. Qual è? Bè...Non lo so! Scopritelo voi (e poi ditemelo!)!!
    Vi auguro di passare delle belle vacanze! CIAO!!
     
    12 Juli

    un sogno che diventa realtà...

     
    E' STATO MAGNIFICO!!!
    Non avrei mai immaginato che sarebbe stato così bello!!!
     
     
     
     
    Appena siamo entrate io e Marty abbiamo visto 18.000 persone venute lì per vedere i Tokio Hotel!! Eravamo emozionatissime solo all'idea di poter vedere dal vivo Gustav & Bill!!!
     
     
    Ad aprire il concerto sono stati i Lost. Non li conosco ma le canzoni sono carine. Hanno cantato dalle 20:00 alle 20:35 (TENEVO SEMPRE D'OCCHIO L'OROLOGIO!). Il vero concerto doveva iniziare alle 21:00.
     
     
    Ma cosa è successo secondo voi? Alle 21:00 il concero non è iniziato e le altre fan continuavano a urlare ogni 5 minuti per far uscire i T.H.! In realtà è iniziato alle 22:15!! Ma si sono fatti perdonare con le STUPENDE CANZONI che hanno fatto!!
     
     
    Nella prima canzone Gustav era in canottiera, Tom con una maglia larghissima, Georg con una maglietta che sembrava abbastanza stretta e Bill con una maglia a maniche lunghe (e sottolineo lunghe!) e...GLI OCCHIALI DA SOLE!!!
     
     
    Come cazzo ha fatto a vedere per tutta la durata della canzone con gli occhiali da sole?!?!?!?!? Era talmente buio che tra poco non ti vedevi manco le mani!!! Infatti poi se l'è tolti e si è tolto pure la maglia!!!Stava sudando come un forsennato!! Ma sotto ne aveva un'altra con le maniche corte.
     
     
    Intanto non smettevo di urlare!! Io e Marty continuavamo a cantare a squarciagola e di tanto in tanto gradavamo anche i nomi di Gustav e Bill!! La cosa bella era che quando finiva una canzone Bill parlava in tedesco e nessuno capiva niente ma tutti urlavano!!!
     
     
    Alla fine ( cioè a mezzanotte ) i Tokio Hotel Hanno spruzzato dell'acqua al pubblico e hanno raccolto dei pupazzetti che le fan hanno lanciato sul palco ( una ha lanciato un reggiseno che Bill ha passato a Georg!)!! Mi sono messa a piangere dopo tutto questo...non avevo mai provato un'emozione così forte in vita mia.
     
     
    Mi sono comprata un cuscino dei Tokio Hotel per ricordo!! Ci ho dormito tutta la notte!!
    Devo dire che questo concero lo aspettavo da marzo a Torino, che poi è saltato perchè Bill ha avuto quel problema alla voce. Ho aspettato 4 mesi ma alla fine,
     IL SOGNO SI E' REALIZZATO...!